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Mi chiamo
Giampalo Caruso, sono un ciclista professionista di 27 anni
nativo e residente a Siracusa, sono stato medaglia d'argento ai
mondiali Under 23 di Lisbona nel 2000 e sono passato al
professionismo nella squadra spagnola della Once, poi diventata
Liberty Seguros, nel 2006 sono giunto undicesimo nella
classifica finale del Giro d'Italia e ora corro in Italia nella
Lampre.
O almeno dovrei correre...
Caro
direttore, a tutti gli sportivi, a qualsiasi persona che mi
possa aiutare..., le scrivo questa lettera a cuore aperto perche
ormai penso di essere arrivato alla follia totale, mi sento
vittima dei poteri forti e nel braccio di ferro tra Coni,
Federazione, Uci.
Non percepisco stipendio da 6 mesi, non gareggio da cinque mesi,
da quando è scoppiato il caso Fuentes ho corso saltuariamente
(per la verità mi hanno fatto cadere nel limbo già dal
giugno2006 a febbriao 2007, in tutto praticamente ho già
"scontato" 14 mesi di inattività) e forse perche non sono uno
"non famoso" non posso avere voce in capitolo e sono stato
lasciato nel limbo.
Mi trovo in una situazione pazzesca e assurda.
Qui di seguito riepilogo i vari passaggi:
Giugno 2006
scoppia il caso FUENTES
vengo incluso in una prima lista di proscrizione perché faccio
parte della squadra di Manolo Sainz e sono sospeso dalle
competizioni per 3-4 mesi. Unico indizio a mio carico è un
programma di allenamento di Sainz e un foglio-calendario di
corse della mia squadra in cui anch'io ovviamente sono convocato
in diverse competizioni, rinvenuti nello studio del medico
Fuentes.
Incontro gli avvocati dell'Uci a cui spiego la mia situazione e
anche loro mi rassicurano dicendomi di non preoccuparmi avendo
il diritto di correre in qualsiasi team, dandomi il benestare
per il non coinvolgimento nell Operazione Puerto. Ma in tanto
alle parole non seguono i fatti: non riesco a correre.
A luglio
2006 la situazione è questa, nessun organismo sportivo mi chiama
perché io dia spiegazione alcuna delle circostanze, e quando la
Federazione Ciclistica Spagnola emette un documento a mio favore
in cui si dichiara che nei miei confronti non c'è alcuna
inibizione a partecipare a gare ciclistiche (vedi allegato 1),
la Federazione Ciclistica Internazionale mi blocca senza indugio
stavolta inserendomi nelle "liste di proscrizione" dell'Operacion
Puerto: sono anch'io un appestato del ciclismo.
Così per avere un briciolo di voce in capitolo (da non-famoso
quale sono) scrivo a tutti gli sportivi una prima lettera
pubblicata da alcuni giornali e siti internet (vedi link
http://www.ciclismo-online.it/comunicati/974.html):
voglio che chiunque sappia che non ho niente da nascondere, non
ho mai messo piede nello studio medico del dott. Fuentes, non ho
alcuna intercettazione video presso i suoi studi a Madrid, non
ho telefonate né sms con quel medico e soprattutto non esistono
mie sacche di sangue in giro per il mondo, né in Spagna, né
altrove.
Scrivo perché voglio giustizia, perché voglio mi sia reso il mio
lavoro e soprattutto la mia dignità di Uomo: io da Fuentes NON
ci sono mai andato e non per un caso fortuito della mia
carriera... no.
Non ci sono andato per scelta anche se, la cosa è oggi di
dominio pubblico anche se allora direttamente non ne ero affatto
al corrente, lui era il medico di riferimento della mia squadra:
a me non piacciono le chiacchiere che già allora si fanno su
quel medico. A quel punto ancora non so se siano solamente
chiaccheiere o ci sia del vero, ma io non voglio averci a che
fare, non giudico chi lo sceglie come proprio consulente, ma io
e preferisco andare diritto per la mia strada, quella del mio
ciclismo.
A settembre
2006 incontro Saronni dirigente della Lampre, capisce la
situazione, legge i documenti (che anche voi nel link appena
sopra avete potuto leggere...), lo rassicuro mettendo a
disposizione volontariamente il mio Dna per qualsiasi confronto
non avendo in prima persona nessun dubbio (sono stato io il
primo atleta al mondo a dare il consenso): mi assumono così
nella squadra italiana.
Anche lui ha letto, dopo che ho l'ho recuperata dai fascicoli
imputati a Basso, un'intercettazione tra Fuentes e Labarta il
quale commentando l'arrivo della tappa del Giro Italia di Passo
Lanciano, chiede chi fosse Caruso quarto classificato, perché
non lo conosceva: questo conferma che Fuentes non sapeva neppure
della mia esistenza, pur appartrenendo alla Liberty Seguros.
(vedi allegati 3 e 4)
Gennaio
2007 inizio stagione con la Lampre, mi preparo per il Giro
d'Italia, ma 10 giorni prima della manifestazione (scoppia il
caso Basso, ndr) Saronni mi informa onde evitare problemi di
etica non chiara, che mi vieta la partecipazione al Giro
d'Italia.
Sconfortato e deluso non capisco, ma ho una gran voglia di fare
chiarezza.
A questo
punto decido di affrontare di petto la situazione e scrivo a
Torri, chiedendo udienza per chiarire.
Torri riceve la mia lettera, accoglie la mia richiesta e convoca
un incontro informale in data 11 di giugno. Ricordatevi bene
questa data...
A Torri spiego la mia situazione, il quale si meraviglia di come
in base ad elementi inesistenti la mia squadra di ciclismo sia
stata obbligata a lasciarmi a casa dal Giro d'Italia, stante la
situazione del ciclismo.
Mi rassicura, presente il mio avvocato, dicendomi che lui le mie
carte le ha già analizzate a suo tempo, al momento del
deferimento per Basso e Scarponi visto che anche'io ero atleta
italiano coinvolto nella stessa Operacion Puerto, ma che
ritentendole prive di elementi accustaori degni della minima
rilevanza, aveva di proposito evitato una mia inutile
convocazione. E decide addirittura di aiutarmi (queste le sue
parole!) promettendomi di scrivere lui stesso una lettera
chiarificatoria definitiva alla mia societa, all'Uci e agli
organizzatori del Tour, cosi da riprendere la mia attività in
primis proprio dal Tour in modo attivo e sereno, senza equivoci.
Torno a
casa motivato, prendo la bici e la cavalco per 7 ore con rabbia
e senso di liberazione, pensando che finalmente posso guardare
ad un futuro sereno.
Dopo pochi giorni già sono costretto ad inoltrare una serie di
solleciti presso Torri e alla sua segretaria per avere il
documento chiarificatorio della mia situazione.
Le risposte sono sempre le stesse.... "domani arriverà.. stiamo
lavorando in un periodo intenso per la procura... faremo il
possibile per risolvere tempestivamente la sua situazione..."!
Passano cosi i giorni e le settimane e si arriva sino a 7 giorni
prima della partenza del Tour. Stremato e deluso dell'attesa
LUNEDI precendete la partenza della Grande Boucle chiamo ancora
la segretaria di Torri pregandola di inviarmi immediatamente il
documento in quanto il MARTEDI ci sarebbero state le visite
mediche del Tour e quindi la mia partenza. La segretaria per
l'ennesima volta mi promette che sicuramente nel pomeriggio mi
sarebbe stato recapitato il documento. Riattaco il telefono ed
ansioso inizia la mia attesa.
ORE 13
ricevo la telefonata dal mio procuratore Johnny Carera il quale
di informa di avere ricevuto a sua volta notizia dall Avvocato
Cecconi che il signor Torri mi ha deferito chiedendo due anni di
squalifica! Al momento penso ad uno scherzo, poi inevitabilmente
crollo dalla sedia perche penso sia IMPOSSIBILE, scoppio in
lacrime con la voglia di buttarmi nel vuoto dal balcone, per un
atto di tradimento ed ingiustizia da parte di Torri al quale ho
scritto personalmente e mi sono sempre affidato e in lui ho
creduto. Mi trattiene solo la mia Fede religiosa e il rispetto
per il mio corpo, la mia dignità, i miei familiari sempre
presenti al mio fianco.
Gli elementi di accusa? Gli stessi che di fronte a me, a quattr'occhi,
aveva giudicati "privi di una seppur minima rilevanza
accusatoria".
La sua spiegazione di fronte a questa presa di posizione? "Ho
cambiato idea...".
Io sono
disperato e adirato: nelle regole dello sport c'è sì di staccare
o battere il proprio avversario. Ma lo si fa lealmente, non a
gamba tesa: sembra invece che queste regole nel mondo civile non
valgano più. Per fortuna ho tutta la mia famiglia,la mia
ragazza, alcune amicizie profonde, il mio procuratore sempre
molto vicini e solo con loro sono riuscito a superare questo
ennesimo brutto momento, aspettando a questo punto la
convocazione della Disciplinare.
Il 20 SETTEMBRE arriva la convocazione... e si fa attendere
molto!
Dal 3 di luglio, data del Deferimento di Torri, al 20 settembre
passano 77 giorni!
Ma tant'è, mi prensento di nuovo con l'avvocato Cecconi,
rispiegando la situazione ed addirittura per evitare
problematiche presento una memoria chiarificatoria di uno
specialista ematologo (il dott. Ingrillì, primario dell'ospedale
Forlanini di Milano) che dimostra che negli ultimi 5 anni
(analisi mediche alla mano) non ho mai avuto nessuno scompenso
ormonale che dimostri assunzione di alcuna sostanza vietata.
In particolare il mio valore di ematocrito più alto nel
quinquennio si fa registrare a dicembre 2005, con un punteggio
pari a 45,3 a riposo, mentre in periodo agonistico non supero
mai il valore dei 43,7 punti percentuali.
Si riservano di decidere e attendo con fiducia un loro
pronunciamento.
Non è normale che non mi diano il loro pronunciamento subito,
come SEMPRE fanno con tutti, ma mi dico: "dovranno analizzare
meglio la perizia che gli ho portato", e allora accetto che mi
rimandino la decisione di qualche giorno.
Qualche giorno...
Ora la cosa
piu drammatica è che nel frattempo il regolamento di
giurisdizione antidoping Coni-Fci subisce più di un cambiamento,
coloro che debbono amministrare la materia, a mia richiesta di
tempestivo pronunciamento, mi rispondono o più volte che non
sanno che pesci prendere ma soprattutto dopo 140 giorni dalla
richiesta di deferimento (chiedo troppo di essre giudicato in
tempi normali? Non salominici...?) sto ancora aspettando il
giudizio in quanto non essendoci ancora nessuna causa fondata,
penso che nessuno abbia realmente il coraggio di assolvermi
visto il terrorismo che si è creato in Italia per la questione
sul doping, per cui c'è una grande paura di esprimere una
assoluzione per un atleta per la possibile lotta di poteri forti
tra Coni, Federazione e Giudice di Ultima Istanza o qualche
altro membro istituito ultimamente.
Come ultima
spiaggia mi affido a voi, con una briciola di speranza per poter
vivere dignitosamente, per fare chiarezza di cosa succede
veramente in quei Grandi Palazzi.
Io non ho
piu una lacrima da versare, il mio lavoro è il ciclismo e sono 6
mesi che non percepisco stipendio dalla mia squadra: in avvocati
ho già speso abbastanza e come capite poc'altro mi resta. Cosa
fare ancora? Affranto e inc...to nero mi sforzo ogni giorno
facendo una fatica sovrumana a non voler perdere la fiducia
nella Giustizia e soprattutto nella VITA.
Spero che un giorno un Magistrato leggendo questa lettera possa
indagare a capire che gli atleti non sono merce di scambio per
coloro che dirigono Palazzi con lotte politiche.
G.Paolo
Caruso
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