9° capitolo – “il Bis”
Il primo spettacolo al Teatro Odeon rappresentò, indiscutibilmente, la vera
consacrazione del gruppo, tanté che fu argomento principale e permanente in
città nei giorni successivi, gli elogi si sprecavano e la domanda ricorrente
che ci veniva fatta era “a quando il prossimo?” la richiesta fu così alta che
ci indusse a concedere il fatidico bis giusto il tempo materiale di
organizzarlo.
Fissammo la data per il 5 febbraio del ’93, praticamente a meno di un mese e
mezzo dall’esordio.
Decidemmo, però, di variare l’orario, non più di pomeriggio ma in prima
serata, l’inizio fu previsto per le ore 20,30, ovviamente sempre al Teatro
Odeon.
Armati di tanta buona volontà e nuovamente coadiuvati per la parte
organizzativa da Fabio Cancemi, ci rimboccammo le maniche e via: ricerca
sponsor per la stampa dei manifesti, affissione degli stessi, distribuzione
degli inviti, fonica, prevendita, prove dello spettacolo. Il tutto con
grandissimo entusiasmo.
Il risultato fu straordinario: oltre 700 biglietti venduti in prevendita e
tutto esaurito con il teatro ricolmo di gente.
Variammo leggermente la scaletta dello spettacolo aggiungendo, a quelli già
previsti, ancora uno scatch, che io presentavo indossando, di volta in volta,
un diverso costume in maschera poiché eravamo in prossimità del Carnevale.
Inoltre inserimmo due ospiti: Turi Lazzaro, già conosciuto in città quale
simpatico cabarettista, e un giovane, Tonino Carbè detto "muschitta", che travestimmo da donna
con tanto di parrucca bionda per interpretare la valletta mozzafiato “Moana”.
Il suo compito era quello di entrare in scena tra uno scatch e l’altro con il
cartello che ne evidenziava il numero, come avviene nella boxe quando entra la
valletta con il cartello indicante il numero del round.
Turi Lazzaro, invece, lo inserimmo con un paio di uscite in cui interpretava
due suoi pezzi forti: “L’interrogazione”, in cui interpretava uno scolaro e io
gli facevo da spalla interpretando il Maestro, e un monologo di Ciccio
Pasticcio, noto cabarettista siciliano degli anni settanta dal titolo “a
pattita Italia – Giappone” che iniziava così:
- Signori e Signore buona sera siete collegati con lo stadio di Montepidocchio
dove sta per avere inizio la partita del secolo valevole per la coppa del
nonno: Italia – Giappone, è una giornata di estate con neve pioggia e
temporale, vento di tramontana sciuscia a livanti e a punenti.
Formazioni:
ITALIA: Castellini, Castelli, Castellinaria, Rocca, Tignusu, Gentile,
Tornabene, Tornamale, falla, comu, avò, pinsari.
GIAPPONE: Samurai, Tattuppai, Tacciungai, Taggiungaipiddaveru, Cufù,
nunlusacciu, Cufùscippauificu, esimangiau
ARBITRO: Tammonisco setipesco
Guardia Linee: Ciccia sparacauci e Cuncettu pastacosucu.
Sono presenti:
il Ministro dei trasporti cinese Furgoncin,
il Ministro delle poste inglese Frank Ball,
Il più grande muratore cinese Isa Mura,
il più grande ciclista giapponese ricianata scinni,
il più grande tuffatore cinese Cufù camammuttau,
la famosa cuoca russa Aidina Cocimilova
e in tribuna d’onore per la rappresentativa Siciliana:
Rausu, Calacausu, Mausu, Faustu Coppi, Gina Lollobrigida e so soru che causi.
Risultato finale: Giappone menzu littru - Italia na cazzusa!
Fu con il nuovo scatch intitolato “la clinica”, improntato sulla “mala
sanità”, che ebbe inizio lo spettacolo.
All’apertura del sipario il pubblico trovava al centro del palco Turi, nelle
vesti dello “Zu Turi”, un malato appena operato, sdraiato su un letto della
Clinica “Spacca e Cuci” intento a subire una strana visita medica del
“Professor Diulusasecampen”, primario di indubbie e accentuate origini
tedesche, interpretato da Gaetano e del suo assistente infermiere,
interpretato da Pietro.
A fine visita il medico e l’infermiere escono di scena e vi entrano due
compari del malato: “u Zu Currau”, interpretato da Paolo, e “u Zu Peppi”,
interpretato da Sergio.
Le intenzioni dei due sono quelle di sollevare il morale del loro compare, ma
in effetti non fanno altro che demoralizzarlo.
-Zu Peppi: “com’è ‘mpari Turi comu vi sintiti?”
-Zu Turi: “ bè ‘nsomma bonu bonu mi sentu…”
-Zu Currau: “a tutti accussì ricunu … e poi vanu murennu…”
-Zu Turi: “ba… ma chi statu ricennu … iu bonu mi sentu!”
-Zu Peppi: “si bonu, ma u problema ie ca stu Prufissuri ca va operatu ciavi u
malu viziu ca si scodda i cosi ‘nte panzi re cristiani!”
Il compare “Zu Currau”, il più anziano dei tre, ripete sottovoce le finali
delle varie frasi dette dal compare “Zu Peppi”;
-Zu Turi allarmato: “ma chi statu ricennu…?”
-Zu Currau: “veru veru ie, Zu Peppi cuntantici chi cia succirutu a Za
Vinnirina ca fu operata propriu ri su prufissuri tatescu, cuntaticillu”
-Zu Peppi: “bi se sapissuvu caru compari Turi…”
e gli racconta che la Signora in questione dopo essere stata operata dal
Professore, ha avuto delle complicazioni. Infatti dopo qualche giorno
dall’operazione è stata costretta a subire un altro intervento in quanto il
Medico si era dimenticato il bisturi all’interno dello stomaco della povera
malcapitata.
-Zu Turi: “biii ma chissi su cosi ca succerunu na vota ogni tantu …”
-Zu Currau: “ma quali ogni tantu ca sta speci ri Ditturi ca va operatu l’avi
pi viziu l’avi”
e gli racconta la vicenda di un altro malcapitato che era stato costretto a
subire la stessa sorte, in quanto il Professore “Diulusasecampen” si era
dimenticato le forbici all’interno dello stomaco del paziente.
Il povero Zio Turi tentennando cerca di ribadire che sono cose che succedono
raramente, ma viene contraddetto ancora dal Compare Peppe:
“ma quali ogni tanti, l’avi pi viziu! cia successu macari a simana passata o
Zu ‘Ntoni ca, tistazza rura, si fici operari sempri ri su catalucu ri ditturi,
ma all’indomani si sintia tutta a panza muzzicari, infatti, u spaccaru arreri
e ‘nta panza ciattruvaru na rintera! A rintera ro Prufissuri”
Zu Turi sempre più preoccupato:
“si ma su cosi ca capitunu…”
A questo punto entra in scena l’assistente del Professore domandando:
“scusati, pi casu u profissuri si scuddau u l’umbrella ‘nta sta stanza?”
-Zu Turi: “Chi? ca ddhittu u ‘nfirmeri?”
-Zu Peppi: “nenti cumpari Turi, u ‘nfirmeri dumannau se u Prufissuri si
scuddau u l’umbrella ‘nta sta … stanza”
-Zu Currau: “a dittu stanza … ma bisogna virriri se nun vulia riri panza!”
Parte lo stacchetto, si spengono le luci, si chiude il sipario.
Commovente l’applauso del pubblico su questo primo inedito scatch, quasi
stentavo a presentare il secondo e su questa scia si svolse tutto lo
spettacolo che sfiorò le 3 ore consecutive ricche di risate e applausi.
Estasiati festeggiammo la serata davanti alla solita pizza che quella sera
aveva un gusto davvero squisito.