2° Capitolo CIAVEVA'S
Nome del nostro gruppo e della trasmissione radiofonica, suscitava e suscita
ancora oggi qualche curiosità circa il suo significato: che significa? Chi è?
Vista la forte curiosità, pensai che potevamo giocarci sopra nel farlo
diventare quasi un mistero, anche perché in pochi sapevano realmente dove e
perché era nato tale tormentone.
Il tutto cominciò “Al Budda”, un locale del lungomare avolese che frequentavo
già da qualche anno e dove passavo tanto del mio tempo libero, essendo amico
della famiglia che lo gestiva.
In particolare avevo legato con lo “Zio Pedro de tignus”, il capo della
famiglia stessa, che affettuosamente mi aveva nominato per gioco, ma non solo,
Amministratore delegato del locale, non a caso spesso mi ritrovavo a fare il
cassiere oltre che animare le varie feste che vi si organizzavano.
Pedro è un personaggio assai simpatico, cabarettista per natura anche se lui
preferiva e preferisce cantare.
In effetti “al Budda” cantavamo tutti e a qualsiasi ora, dal direttore Angelo Charlie
Campisi
all’Aiuto lavapiatti e tutti quelli che volevano farlo, quindi anche tanti
amici e clienti fra i quali spiccava Paolo Corsico, che con la sua
straordinaria voce riusciva a far letteralmente vibrare le pareti cantando le
canzoni di Massimo Ranieri.
Naturalmente il clou era durante le serate in pizzeria nei weekend invernali e
in tutte le sere estive, nella scaletta non mancavano quasi mai: "Imagine" di
John Lennon ottimamente interpretata da Emilio, "Io vagabondo" dei Nomadi e la
mia "stranamente speciale" che cantavo ovviamente io nonchè le celeberrime e
divertentissime esibizioni di Pedro che amava cantare alla Bobby Solo, magari
stanchissimo dopo una lunga serata lavorativa a preparare ottime pizze; si
scatenava un vero tifo da stadio con capo ultras Santo "u Catanisi" compare di
Pedro e suo primo fan.
Ad accompagnarci con la sua tastiera ci pensava un geniale e giovanissimo
musicista, Corrado Boccaccio, che aveva musicato vari miei testi e, in
particolare, uno demenziale (stile ladri di biciclette) dal titolo “Ciaveva
Budda lido Mix”.
La prima strofa faceva più o meno così:
“la nostra è una canzone strana,
è scritta all’italiana
ma si balla all’Hawaiana
mi raccomando impara le sue parole sceme
perché prima o poi la canteremo insieme…
è molto semplice gente
apprendetela velocemente
diventerà superdivertente
Rit. Qui si… Ciaveva
Lido Mix… Ciaveva
Al budda … Ciaveva”
Ed un’altra canzone, molto più "profonda", la su citata “stranamente speciale”
che avevo scritto in fase di innamoramento dedicandola a chi ancora oggi, come
allora, rappresenta il mio 50%:
“molte volte mi capita stranamente
che mi ritrovo in mente
il tuo incantevole viso
marcato da un sorriso
il tuo sguardo innocente
proiettato nel niente
sorpreso da un pensiero dolcemente
rit. Stranamente speciale sei tu
ovunque ci sei
tu sempre tu
contagi serenità con quella tranquillità
ignori la vanità
valorizzi la semplicità
non è mai mascherata
quell’aria spensierata
spesse volte facilmente affascinata
rit.
A volte a sostituire Boccaccio chiamavamo: Francesco Lentini, anche lui
giovanissimo ma già da allora si vedeva che la stoffa c’era, non a caso ha
lavorato per tanti anni nei villaggi turistici in diverse parti del mondo;
o il giovanissimo Dario Tiralongo che invece negli anni si è imposto con la
sua voce e ancora oggi canta con i "No Fear" un gruppo rock molto apprezzato a
livello regionale ma che merita di allargare i propri orizzonti.
Durante i monotoni pomeriggi invernali al “Budda” si giocava a carte: a
briscola in cinque o a scala 40 e, con noi si fermava spesso dopo aver
pranzato zio Benito, un rappresentate di prodotti per ristoranti il quale
essendo siracusano usava dire sovente “ciaveva” (ci avevo) a differenza di noi
Avolesi che diciamo invece “ciavia".
Di questo suo intercalare mi aveva colpito la musicalità con cui egli lo
pronunciava in quanto ogni volta che aveva una briscola o un jolly lo zio
Benito musicava: “YU (che il inglese significa tu ma in siracusano è io) YU
CIAVEVA A BRISCULA …” e noi a fargli il verso “Ciaveva macari iu …”, in
particolare si divertiva a fargli il verso un altro affezionato del locale “Lo
Zio Pippino Cazzalora” altro elemento fondamentale nella diffusione del
termine, in quanto facendo il venditore ambulante ci permetteva di “portare
Ciaveva” in tutta la città.
Quindi, come detto, diventò un vero tormentone. Ogni frase veniva colorata con
la parolina magica; una vera e propria fissazione che ci indusse a chiamare
così anche la specialità della Pizzeria stessa “la Max Ciaveva” e,
addirittura, abusivamente piazzammo un cartellone, nel lido di fronte, su cui
vi era scritto “Lido Ciaveva Beach”.
Anche la mia macchina dell’epoca, “una Citroen Diana Due Cavalli Special rossa
ma carica di adesivi (uno spettacolo!), l’avevo battezzato “Eva” (diminuitivo
di Ciaveva naturalmente).
Così anche la nostra squadra di Calcetto si chiamò “Santa Ponsa Ciaveva”
(Santa Ponsa è una ridente località di Palma di Maiorca dove avevo passato una
splendida settimana a “picca soddi”), e anche tutte le mie trasmissioni
radiofoniche seguirono la stessa sorte, da Ciaveva Dance Parade (la
superclassifica) a Ciaveva la nuit (il notturno).
E CIAVEVA, magicamente, è stato il nome intramontabile che ci ha
contraddistinti, particolarmente ad Avola, in tutti questi anni, nonostante
qualche tempo dopo la nascita del gruppo stesso decidemmo di cambiarlo con
“Danza con le Ombre” (traduzione letterale di Abballacullummira…classica
figura gioviale avolese).
Tale cambiamento avvenne alla fine del 1993 quando la formazione era composta
da 7 elementi, e la proposta democraticamente fu messa ai voti, fra i
componenti.
Naturalmente io sostenevo il mantenimento del nome Ciaveva’s Band ed ero
sicuro di vincere, anche perché parlando con i ragazzi mi ero assicurato la
maggioranza (4 voti su 7) ma, all’ultimo momento, 2 si tirarono indietro
votando per l’alternativa; quindi persi con un suonante 5 a 2 … La delusione
fu davvero tanta (i due si giustificarono dicendo che lo avevano fatto per
l’armonia del gruppo …tanto un nome valeva l’altro), ma dei dettagli della
votazione, ivi compresi nomi e cognomi, vi parlerò più avanti quando,
cronologicamente, arriverò a trattare tale periodo.
Anche nichininì nichininà erano termini nati al “Budda”: erano nomignoli che
usavamo nel rivolgerci ai bambini copiando sfacciatamente il padre del
musicista, lo Zio Enzo Boccaccio.
Se maschio l’appellativo era nichininì; se femmina nichininà.
Dal momento che nel fare quella trasmissione eravamo un po’ nichininì e
siccome mi piaceva anche come questo termine suonava radiofonicamente, l’ho
inserii nel titolo della trasmissione e nacque così il titolo “Ciaveva
Nichininà Show”.